INTERVISTE ITALIANI A BUENOS AIRES

Grazie ai videogiochi, in giro per il mondo

Luca Carrubba intervista

Luca Carrubba si occupa di  ricerca accademica e sviluppa progetti di carattere artistico e culturale che mettono al centro la cultura popolare e la tecnologia“Sto terminando un dottorato in Belle arti presso l’Università di Barcellona, con una ricerca sui videogiochi radicali fra arte e mercato. Partecipo al dibattito accademico internazionale con conferenze e articoli sviscerando diversi aspetti del videogioco come medium che meglio rappresenta la contemporaneità”, racconta.

Poco tempo fa, Luca è stato a Buenos Aires per partecipare al “Game On! El arte en juego”, una manifestazione dedicata all’universo della produzione indipendente e artistica dei videogiochi. “Dal mio punto di vista, il videogioco è il mezzo di comunicazione paradigmatico del capitalismo avanzato. È l’industria che fra le prime ha proposto un bene immateriale prodotto attraverso strutture transnazionali, globali e locali allo stesso tempo”.

Luca Carrubba conferenza

PhotoCredit: Luca Carrubba

Un viaggio nel tempo

Luca è nato 37 anni fa a Catania (Sicilia). Quando aveva 18 anni, ha deciso di abbandonare l’isola per andare a studiare a Roma dove si è laureato in scienze della comunicazione con il massimo dei voti e con una tesi sulla narrativa del supereroe dal fumetto americano al cinema contemporaneo.

“Dal 2004 è iniziata la mia personale diaspora per il mondo. Dopo quasi un anno in Francia, atterro a Barcellona. Una città in pieno fermento in quel periodo per tutto quello che aveva a che vedere con l’uso alternativo delle tecnologie. Qua ho scoperto l’arte, come linguaggio creativo e come pratica di ricerca sociale. Ho iniziato a sperimentare con la tecnologia come spazio di creazione artistica e politica focalizzandomi sempre di più sulle tecnologie libere e aperte”, spiega Luca.

A poco a poco, ha sviluppato progetti artistici dove la tecnologia si configura come un artefatto culturale e l’interazione fra il corpo, il movimento e lo spazio diventa l’oggetto del suo interesse.

Grazie all’arte, ha avuto la fortuna di viaggiare e lavorare in mezzo mondo, in quel sud globale dal quale proviene e appartiene. Molta America Latina, specialmente Argentina, Colombia e Brasile. Dopo 8 anni da nomade, è tornato a Barcellona.

Videogames

Luca Carrubba spiega che la sua è la prima generazione che è cresciuta con i videogiochi; e questi hanno rappresentato uno spazio di socializzazione importante per molti bambini, soprattutto maschi e del cosiddetto primo mondo.

Perché hai scelto l’universo dei videogiochi?

“Durante i miei studi mi sono sempre interessato ai mezzi di comunicazione di massa e a come questi generano e riproducono cultura popolare -o di massa-”, racconta Luca. “Adesso i videogiochi rappresentano un mezzo di comunicazione massivo in quasi tutte le latitudini e per pubblici molto diversi. Inoltre credo che il gioco, mediato o no dal computer, rappresenti la forma più naturale che abbiamo per conoscere il mondo e per conoscersi.

Perché? Perché secondo Luca, attraverso il gioco impariamo da bambini a dare il nome alle cose. Con esso socializziamo i ruoli di genere, per esempio. Il gioco ha l’incredibile capacità di generare uno spazio di prossimità fra gli individui, anche se temporaneo ed effimero. Però allo stesso tempo potente ed importante.

“Quando giochiamo siamo capaci di creare un legame con chi abbiamo accanto oltre il genere, la classe di appartenenza, la lingua, la cultura o la religione. Questo potere poietico del gioco lo ritrovo a pieno titolo nei videogiochi, che molto spesso sono fra i pochi giochi accettati fra tanti adulti che si sono dimenticati che vuol dire giocare”.

Julieta B. Mollo

Autore: Julieta B. Mollo

Giornalista e Professoressa di Lingua Italiana. Nata a Buenos Aires, Argentina, nel 1991. Sono vissuta sei anni in Italia. Voglio ripetere l’esperienza. Fanatica delle serie televisive e dei film. Amo l’Italia, la musica, mangiare e dormire. La dolce vita.

Grazie ai videogiochi, in giro per il mondo ultima modifica: 2018-01-24T14:13:04+00:00 da Julieta B. Mollo

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