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Intervista a Bianca Amici: “La mia italianità mi lega all’Italia”

Bianca Amici è nata a Roma ed è venuta a Buenos Aires nell’anno 1949 insieme alla sua famiglia. In questa città ha costruito la sua vita ed è stata sempre legata all’Italia ed alla cultura italiana. Bianca partecipa attivamente nelle associazioni italiane, è una grande promotrice sia della cultura che della lingua italiana a Buenos Aires e per questo motivo ha ricevuto l’onorificenza da parte dell’Ordine della Stella d’Italia.
Nella sua carriera, ha lavorato come insegnante di musica, ha scritto libri e poesie, ha vinto più di 20 premi ed è la speaker di “Va pensiero”, programma radio italiano che va in onda ogni mercoledì su Radio Cadena AM 1470 da 21 anni.

Come mai sei arrivata in Argentina?

Bianca mi dice che è arrivata a Buenos Aires nell’anno 1949, ma lei è nata a Roma – in Via Labicana 83, vicino al Colosseo – ed è stata battezzata nella Basilica di San Pietro. Mi risponde: “la mia nave, con a bordo i miei fratelli mamma e babbo, si è fermata a Turdera (una località nel sud di Buenos Aires). Mio babbo in Italia aveva la fonderia, lavorava moltissimo, faceva le campane per la chiesa, era un magnifico artigiano col bronzo ed il ferro, ma nel ’46 l’ultima bomba caduta a Roma per la guerra è cascata sulla sua fonderia. Allora, con i pochi soldi che aveva ha deciso di partire per l’Argentina perchè mia zia abitava qui a Buenos Aires. In Italia non c’era lavoro e mancava il cibo per mangiare e allora, come tante altre famiglie, siamo stati costretti ad emigrare”.

Bianca Amici

Battesimo di Bianca nella Basilica di San Pietro. PhotoCredit: Bianca Amici

Bianca Amici ricorda che prima di partire, con la sua famiglia sono andati a fare le fotografie per i passaporti, i controlli medici ed anche i vaccini. Ricorda che a quell’epoca era necessario scrivere una lettera ai parenti che abitavano nel posto dove gli emigrati volevano andare cosi, una volta arrivati, andavano a prenderli.

Qual è stata la tua prima impressione di Buenos Aires?

Bianca Amici aveva solo 4 anni quando è arrivata in Argentina, ha dei ricordi propri ma ricorda anche i racconti della sua mamma. Sono arrivati con la nave presto al mattino, c’era foschia ovunque, il 3 giugno del ’49. Appena arrivati, suo padre disse a sua mamma “vai a pettinarti che siamo arrivati a Buenos Aires”.

Dopo che sono usciti della nave, non potevano vedere niente per la fitta nebbia che c’era nell’ aria. Dovevano aspettare i parenti che li andavano a prendere. Come tutti gli immigrati che arrivavano a Buenos Aires in quella epoca, sono andati a dormire all’Hotel de los Inmigrantes (Hotel degli immigrati) dove le donne dormivano da una parte con i figli piccoli e gli uomini da un’altra parte con i figli maschi. Lei non riusciva a dormire perchè voleva suo babbo, allora sua mamma e suo padre hanno presso due sedie e hanno dormito con lei in braccio nel corridoio. Poichè la lettera che sua mamma aveva inviato alla zia di Buenos Aires non era ancora arrivata loro dovevano aspettare e se nessuno andava a prenderli le autorità li rimandavano di nuovo in Italia, per questo motivo i bagagli ed i bauli erano ancora sulla nave. Per loro fortuna, dopo tre giorni, venne suo cugino con in mano una loro fotografia.

Bianca Amici

Foto di famiglia. PhotoCredit: Bianca Amici

Ricorda il lungo tragitto fatto per arrivare a casa di sua zia: dal porto sono andati alla stazione di Constitución su una carrozza con i cavalli. Lì hanno preso il treno fino a Temperley e poi “la chanchita” (un piccolo treno) fino a Turdera. Una volta arrivati hanno proseguito a piedi camminando nel fango, Bianca ricorda “…una lunga strada in salita e piena di fango che non avevo mai visto a Roma”, ma senza lamentarsi sua mamma la prese in braccio fino a casa della zia.

Bianca Amici

“Quello che uno ha nel cuore non lo deve perdere mai”. PhotoCredit: Bianca Amici

Appena arrivati suo padre si mise a cercare lavoro, in quel momento aveva 36 anni e sua mamma 30. Lo trovò in una fonderia e ogni giorno percorreva 40 Km in bicicletta da Turdera a Villa Martellise. Conosceva molto bene quel lavoro e in poco tempo e con grandi sacrifici, è diventato prima caposquadra poi proprietario della fonderia. Bianca si emoziona nel ricordare quanto è stato difficile per la sua famiglia ricostruire la loro vita qui in Argentina; costruire tutto da zero avendo tante difficoltà, ma ci tiene a sottolineare la forza, l’impegno e la volontà degli italiani nel lavorare e nell’ andare sempre avanti, cercando di avere sempre il meglio per la propria famiglia.

Perché dobbiamo trasmettere la cultura italiana a Buenos Aires?

La cultura italiana è una cultura antichissima che si deve sempre mantenere. Negli anni in cui c’è stata la più grande migrazione (tra gli anni ’30 e ’50), gli italiani hanno portato a Buenos Aires il loro modo di vivere, i loro costumi, il loro cibo ed anche il modo di mangiare: “… a Natale mangiavamo le stesse cose che si mangiano in Italia, anche se qui a Buenos Aires faceva caldo perchè il Natale si festeggia in estate”.

L'ENITAS ha la sua sede Sociale a Lomas de Zamora. Bianca Amici. ENITAS Lomas de Zamora

Bianca Amici fa parte dell ‘ENITAS: l’Ente Italiano di Assistenza di Lomas de Zamora. PhotoCredit: Amira Celeste Giudice

Bianca sottolinea l’importanza della lingua italiana e del suo studio. Fa parte di un progetto che ha come obiettivo quello di aprire una scuola bilingue dove si possa studiare l’italiano dall’asilo. Mi dice che la lingua italiana è una lingua dolce, “exquisita”, musicale che non si deve perdere. “Quello che uno ha ne nel cuore non lo deve perdere mai”.

Bianca Amici”L’unica cosa che mi lega all’Italia è la mia italianità”

Bianca ama l’Argentina e mi racconta che qui ha costruito la sua famiglia: ha conosciuto suo marito e ha avuto figli e nipoti. Sottolinea come gli italiani a Buenos Aires hanno continuato a vivere le proprie tradizioni e a vivere la propria italianità partecipando e condividendo eventi e feste. “L’unica cosa che mi lega all’Italia è la mia italianità”, confessa, dato che in Italia ha due cugine. È ritornata nella sua Italia diverse volte, ma si è sorpresa su come sia cambiata da quando lei è partita da bambina.

Amira Celeste Giudice

Autore: Amira Celeste Giudice

Sono di origine italiana, nata in Argentina e abito a Buenos Aires. Traduttrice Giurata inglese spagnolo e Professoressa di lingua inglese per vocazione. Sono molto curiosa e appassionata: amo la cultura, le lingue, la fotografia e la natura. Mi affascinano i libri, posso passare un giorno intero a leggere. Mi godo le piccole cose di ogni giorno come ascoltare il suono della pioggia, guardare le stelle o sentire il profumo di una rosa. Sono appassionata di giardinaggio e, nel tempo libero, mi piace curare il mio giardino. Adoro viaggiare e scoprire luoghi nuovi. Il mio posto preferito nel mondo è Conflenti, la terra di mio nonno. Credo nella bellezza dei miei sogni.

Intervista a Bianca Amici: “La mia italianità mi lega all’Italia” ultima modifica: 2018-05-30T12:17:30+00:00 da Amira Celeste Giudice

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