ARTE & CULTURA

Cocoliche e lunfardo: le lingue degli italiani d’Argentina

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Sul cocoliche e sul lunfardo, slang inventati da italiani, si è scritto e si continua a scrivere tanto. Cresce la curiosità di linguisti, sociologi, storici e ricercatori di ogni sorta che puntano i loro riflettori su queste due variazioni linguistiche dello spagnolo diffuse in parte dell’Argentina e dell’Uruguay.

Qualche anno fa anche in Italia riscosse un certo successo un gruppo musicale argentino chiamato Gotan Project. Proponevano una rivisitazione in chiave elettronica del tango argentino. La parola gotan, per coloro che non sono degli aficionados di musica argentina ed in particolar modo di tango, potrebbe non avere alcun significato. Si tratta del termine tango che ha subito un inversione di sillabe: TAN-GO che è diventato GO-TAN. Questo strano modo di parlare, simile al verlan francese ma made in Argentina, si chiama lunfardo. Sviluppatosi nell’area geografíca rioplatense si parla soprattutto da Montevideo fino alla città de La Plata, a sud di Buenos Aires.

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I Gotan Project

Il Lunfardo e i dialetti italiani

Gobello, uno dei fondatori dell’Accademia Porteña del Lunfardo, lo definisce come un “vocabolario composto da voci di origini diverse che l’abitante di Buenos Aires utilizza in opposizione alla lingua ufficiale”. Non è un dialetto e neppure un gergo puramente carcerario inventato dai detenuti che invertivano le sillabe per non farsi capire dalle guardie. Non si tratta nemmeno di una lingua vera e propria dato che non ha una grammatica sua.

È una mescolanza di idiomi e dialetti che muta con il tempo, frutto dell’eclettismo culturale e linguistico che da un paio di secoli caratterizzano l’Argentina. Furono i  figli degli stranieri che iniziarono ad imitare il modo di parlare dei vari immigrati, specialmente i modi dialettali degli italiani. Questo diede un grande contributo alla nascita del lunfardo, parola che probabilmente deriva da lumbard (lombardo). La yeta (trasl: jeta), el manyar (trasl: mangiar), el laburo, la nona (trasl: la nonna) sono solo alcuni degli esempi più comuni di questo spagnolo parlato in Argentina e Uruguay, che evolve ininterrottamente.

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Don Nicola era il proprietario di un conventillo de La Boca che parlava cocoliche. Si tratta del protagonista dell’omonimo fumetto scritto da Hector Torino.

Il Cocoliche

Il lunfardo include espressioni e vocaboli del più vecchio cocoliche: “strana lingua argentina”. Quest’ultimo nasceva come lingua di integrazione tra lo spagnolo e i dialetti del paese di origine. L’analfabetismo di quegli italiani che iniziarono a popolare l’Argentina tra Otto e Novecento era evidente nel fatto che non sapessero usare la lingua italiana standard. La studio socio-storico di Annechiarico spiegava come i dialetti locali incisero sulla nascita del cocoliche.

Il cocoliche prende la sua denominazione da emigrato di origini calabresi chiamato Antonio Cuccolicchio. Pur di nascondere la sua marcata cadenza dialettale, Cuccolicchio parlava un castigliano che apprendeva per pura imitazione. In maniera alquanto caricaturale lo scrittore e romanziere argentino Eduardo Gutierrez portò il suo personaggio in giro per i teatri di Buenos Aires.

Gli italiani sono stati quindi gli inventori inconsapevoli di questa lingua. Oggi il cocoliche non si parla quasi più o forse sì ma solo di tanto in tanto, quando si ha l’occasione di conoscere qualche anziano italiano emigrato nei primi decenni del secolo scorso. L’accento marcato degli immigrati del secolo scorso è inconfondibile. Ci ricorda della forte penetrazione culturale italiana e delle profonde tracce che ha lasciato in Argentina.

La Reale Accademia Spagnola decise di inserire la voce cocoliche nel dizionario della lingua spagnola. La definizione cita: “gergo ibrido che parlano certi migranti italiani mischiando la propria lingua con quella castigliana”.

Marta_Potenza

Autore: Marta_Potenza

Di origini lucane, laurea in Cooperazione e Sviluppo e Master in RRII e Studi Europei. Ha trascorso gli ultimi 12 anni in giro tra Sud America, Europa e Medio Oriente. Poliglotta, iperattiva, fanatica della multiculturalità, per incontrarla a Buenos Aires bisogna inseguirla fra il suo lavoro all’UNIBO, i laboratori di cultura italiana all’UniFlores e all’Associazione Toscana, le attività di coordinamento di ItaliaChe di cui è co-fondatrice, la redazione di Radio Italia Tricolore e le tante altre cose, tra amici italiani, argentini e non solo!

Cocoliche e lunfardo: le lingue degli italiani d’Argentina ultima modifica: 2017-09-07T12:08:49+00:00 da Marta_Potenza

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